Cresce la spesa privata per i farmaci, si punta a valorizzare l’equivalente

Una parte degli italiani, per essere precisi un terzo, nutre ancora dubbi nei confronti dei farmaci equivalenti: nonostante la comprovata equivalenza, infatti, molti continuano ad optare per i medicinali originatori.

L’impatto di questa scelta, ossia prediligere il farmaco originatore al suo equivalente, è soprattutto economico: dal momento che è il cittadino a pagare la differenza tra il prezzo del medicinale originatore e quello di rimborso dell’equivalente, la spesa privata degli italiani cresce in maniera , assumendo il valore di 1,1 miliardi di € in un anno.

 

Da una ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa emerge che nel 2022 la spesa a carico dei cittadini (quota di compartecipazione che si traduce in ticket regionali e differenziale, acquisto privato di medicinali di classe A e spesa dei farmaci di classe C) è stata di 9,9 miliardi di €. Un aumento del 7,6 % rispetto al 2021, che va ad evidenziare una tendenza costosa per le tasche degli italiani.

Il quadro relativo al mercato dei farmaci equivalenti è stato tracciato in occasione del convegno presso il Ministero della Salute “Farmaci equivalenti: conoscere per scegliere”, nell’ambito della campagna «Ioequivalgo» con il contributo non condizionato di Egualia.

Ed è qui che entra in gioco un’indagine realizzata da SWG (Osservatorio sulla propensione degli italiani ad acquistare e utilizzare farmaci equivalenti – ed. 2024) che ha preso in esame un campione di 2500 cittadini maggiorenni: emerge così che 1 persona su 5 dichiara che il medico indica sul ricettario soltanto farmaci originatori, ma anche che il 47% degli italiani sarebbe disposto ad acquistare l’equivalente. Un 19% degli intervistati, invece, prediligerebbe comunque il farmaco originatore in ogni caso.

 

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, le cure equivalenti trovano terreno fertile soprattutto al Nord (con il 39,8% delle confezioni vendute), con particolare riferimento alla provincia autonoma di Trento, al Friuli-Venezia Giulia e al Piemonte, mentre sono scelte con minore frequenza al Centro (29%) e ancora meno al Sud Italia (23,7 %), in particolare nelle regioni di Sicilia, Campania e Calabria.

Come agire, dunque, per abbattere i costi e rendere più consapevoli i consumatori riguardo i farmaci equivalenti? Sul tema è intervenuto anche il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, indicando che il Ministero “valuterà l’avvio di una campagna di comunicazione incentrata sui farmaci equivalenti”, ricordando che “hanno la stessa efficacia dei loro originator, dunque non c’è motivo per non usarli”. Marco Cossolo, presidente di Federfarma, ha aggiunto che verrà inviata una nuova circolare ai farmacisti per ricordare l’obbligo di proporre gli equivalenti ai cittadini e di comunicare in maniera efficace le loro caratteristiche.

 

Bibliografia